Trent’anni, laureato in giurisprudenza, militante del Partito Democratico. Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 di Milano, è il primo esponente del Pd milanese a essersi lanciato nella corsa elettorale che porterà alle prossime comunali, nel 2027. A Milano la vita costa cara: aumento degli affitti, della spesa, dell’istruzione. Secondo Pacini la priorità è abbassarne il costo, realizzando quello che chiama “socialismo municipale”: case a prezzi accessibili, più trasporti pubblici, prezzi calmierati per le attività sportive. Più servizi pubblici per venire incontro a lavoratori e famiglie. La candidatura di Mario Calabresi non lo spaventa, anzi, sarà “una sfida interessante” batterlo alle primarie. E nel centrodestra “ci sono poche idee” per conquistare Milano.
Le comunali si avvicinano, quali sono le priorità per Milano?
“La priorità è abbassare il costo della vita. In questi anni i cittadini hanno visto un drastico aumento di tutto: dagli affitti al cibo, alla scuola e allo sport. Chi vive del proprio stipendio oggi fa molta fatica a rimanere in città. La soluzione è abbassare il costo della vita tramite la realizzazione di un socialismo municipale”.
Cioè?
“Da un punto di vista ideologico non è nulla di nuovo rispetto a quello che è stato fatto a Milano in tutti gli anni della sua vita. Si tratta di elargire servizi pubblici per aiutare i lavoratori e le famiglie ad affrontare il crescente costo della vita, portando anche nuove soluzioni. Però quando si parla di case a prezzi accessibili, di trasporto pubblico che abbatte il costo gli spostamenti, quando si parla di mense scolastiche, quando si parla di prezzi calmierati per le attività sportive – come le piscine pubbliche – sono elementi del socialismo municipale di Milano che hanno fatto grande la città grazie ai lavoratori, alle famiglie e alle persone che qui vivono”.
Pensa a una coalizione?
“Sì, quella della sinistra allargata. I giornalisti lo chiamano campo largo, secondo me è un termine terrificante, io direi fronte popolare. A me interessa che si portino temi e risposte di sinistra all’interno della coalizione, che anche l’atto politico-decisionale della coalizione si sposti a sinistra. C’è n’è un estremo bisogno”.
L’astensionismo continua a essere un problema…
“Per questo serve un ritorno a una politica più popolare. Se andiamo a vedere la partecipazione al voto alle ultime amministrative ha votato meno del 50% degli aventi diritto. Significa che tutti non sono andati a votare. Noi a sinistra abbiamo il compito di far tornare le persone a votare e a governare. Le persone che fanno funzionare questa città devono votare e prendere parte alle decisioni, decidere quali sono le priorità per il loro benessere”.
Come pensa di intercettare le esigenze delle periferie per spostare l’ago dalla bilancia in tuo favore?
“Stiamo andando in tutti i quartieri, nelle periferie per dare voce e ascolto ai cittadini. La priorità dell’azione di governo va data ai quartieri in difficoltà. Non c’è una discussione dove uno prevale sull’altro. Occupandoci di politiche macro dobbiamo sapere che se andiamo verso un’idea di abbassamento del costo della vita, automaticamente aiuteremo questi quartieri”.
Milano è una città attrattiva, ma il costo della vita è alto per un lavoratore o una famiglia che vuole farsi una vita qui. È un trend che bisogna invertire?
“Io continuo a criticare fortemente questa idea di attrattività a tutti i costi per turisti, grandi eventi internazionali, investimenti immobiliari. La conseguenza è l’espulsione del ceto medio e delle classi lavoratrici della città. Milano sta diventando una città per ricchi perché il modello di sviluppo economico a cui abbiamo puntato è sbagliato”.
In che senso?
“Se arrivano 10 milioni di turisti l’anno quelli che se ne andranno sono le persone che non riescono a pagare l’affitto. Poi uno dice: ‘Ma cosa fai? Non fai arrivare i turisti?’ Il turismo dà un lavoro che, quasi sempre, è a basso reddito, con poche tutele, stagionale e concentra la ricchezza nelle mani di pochi”.
A Milano è centrale il tema della sicurezza.
“Se vogliamo occuparci di sicurezza e quindi sconfiggere la criminalità, dobbiamo sconfiggere la povertà e quindi occuparci di disuguaglianze sociali. È in questo modo che poi si creano delle aree di disagio, di povertà che poi comportano anche l’aumento di attività criminali. Rincorrere la destra sulla loro propaganda inutile è deleterio. Come Comune di Milano ci siamo concentrati sull’assumere un sacco di polizia locale. Se ci fossimo concentrati forse invece nell’assumere e pagare meglio più educatori di strada, quelli che salvano i ragazzi dai quartieri, forse avremmo ottenuto di più in termini di sicurezza e di prevenzione in certe zone della città”.
Mario Calabresi si è fatto avanti, cosa pensa della sua candidatura?
“È un candidato molto forte, sarà ancora di più una sfida interessante batterlo alle primarie”.
Le primarie sono uno strumento ancora attuale?
“Le primarie non sono solo un esercizio democratico, sono un elemento fondamentale per la scelta milanese di costruire un programma con e per la gente. I nomi scelti a tavolino indeboliscono la partecipazione, sfiduciano gli elettori e fanno passare la voglia alle persone di costruire una coalizione e un programma concreto per la città”.
Questa mattina il ministro Salvini ha detto che il nome del candidato del centrodestra verrà fatto “entro la prossima settimana”…
“Dal centrodestra sento molte poche idee, ma meglio così. Meglio un centrodestra senza idee che uno con le idee sbagliate”.
Il candidato di Futuro Nazionale, Carmelo Burgio, secondo te ha qualche speranza?
“Futuro nazionale oggi sta giocando una partita molto strategica interna al centrodestra e che punta a ottenere più voti e seggi possibili. Sono convinto che Futuro Nazionale, come spesso fanno a destra, sceglierà il potere e l’inciucio. Si alleeranno con il centrodestra”.

