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Home Mondo economia

Emissioni auto, Visconti (Ficei): «La moratoria UE è un segnale, ma servono scelte strategiche»

di admin
09/05/2025
in Mondo economia
Visconti (Ficei): «Su Zes unica serve chiarezza dal Governo»

«C’è qualcosa che somiglia a una boccata d’ossigeno nel traffico impazzito della politica ambientale europea. Finalmente, a Bruxelles qualcuno ha riaperto il cofano, guardato il motore e ammesso: forse stavamo correndo troppo. Con l’approvazione dell’emendamento che consente ai costruttori automobilistici di calcolare le emissioni di CO₂ su base triennale – e non più annuale – si restituisce al settore un minimo di respiro. E non è poco, in un’industria che da anni viaggia con il freno tirato».

A dirlo è Antonio Visconti, presidente della Ficei.

«Siamo di fronte a un piccolo ma significativo cambio di rotta. Un segnale che va nella direzione della ragionevolezza, non del compromesso al ribasso soprattutto in un momento di incertezza economica mondiale con nuovi echi di guerra in India, il conflitto russo-ucraino e i dazi imposti dal presidente Trump. Perché il rischio concreto è che la politica ambientale europea finisca per schiacciare ciò che dovrebbe salvare: il lavoro, l’industria, l’innovazione. E soprattutto l’equilibrio».

«Il cuore del problema? Una transizione ecologica trasformata in crociata ideologica – prosegue Visconti –. Le imprese arrancano, i costi esplodono, la tecnologia non tiene il passo delle ambizioni legislative. E nel frattempo, le sanzioni per chi sfora i limiti imposti continuano a piovere come grandine. Senza contare che i veicoli pesanti – il vero tallone d’Achille delle emissioni – restano clamorosamente fuori dal provvedimento. È come curare un malato lasciando il cuore fuori dalla terapia».

Visconti conclude: «Serve rivedere il regolamento sulle emissioni, superare l’utopia del bando al 2035 per i motori a combustione, riaffermare il principio della neutralità tecnologica. Cioè, riconoscere che l’obiettivo zero emissioni può essere raggiunto con più strade, non solo una. Altrimenti si rischia di consegnare l’automotive europeo su un piatto d’argento alle multinazionali asiatiche, senza nemmeno un airbag a salvarci. La partita ora è aperta. Ma guai a pensare che questo emendamento basti. Serve coerenza, strategia e un po’ di quella libertà industriale che l’Europa sembra aver dimenticato nei suoi laboratori normativi. L’equilibrio tra ambiente e competitività non è un compromesso, è una visione».

Tags: news
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