Che ad ogni modo continuano a rappresentare il core business del gruppo (marchi Leitner, Poma, Bartholet e Agudio), come confermato dal nuovo maxi-progetto Cervino The One, che collegherà Cervinia al Plateau Rosa. «Una delle commesse più grandi di sempre – spiega – con un valore di circa 150 milioni di euro su più anni».Trend di sviluppo che si alimenta però per Hti anche con gli impianti di innevamento, ormai sempre meno opzionali alla luce dei cambiamenti del clima. «Al cliente occorre offrire certezze e questo rappresenta una garanzia per tutto l’indotto dell’ospitalità, ecco perchPé la richiesta è sempre maggiore, anche negli Stati Uniti». Area in parte penalizzata per effetto dei dazi (in particolare nell’export verso Washington dei battineve Prinoth realizzati in Canada), in parte rilanciata per effetto delle politiche anti-immigrazione di Trump.«Quando, come in questo caso, viene meno la mano d’opera straniera per la manutenzione delle strade e delle città – spiega – le imprese aumentano gli investimenti in automazione, come sta accadendo nei confronti dei nostri cingolati prodotti in Minnesota: gli alberi crescono comunque, anche se i lavoratori sudamericani non ci sono più».Le stime 2026 per il gruppo indicano una situazione di sostanziale stabilità o di crescita moderata rispetto ai valori dello scorso anno, tenendo conto del clima di incertezza e delle tensioni geopolitiche, da sempre un ostacolo agli investimenti. Che Iht ad ogni modo prosegue, avendo messo in campo lo scorso anno oltre 40 milioni al servizio delle attività di ricerca e sviluppo.Il gruppo vanta al momento 5mila addetti nel mondo, con 1300 persone dislocate in Italia, sede del quartier generale, Italia che vale in media il 10-15% del business, con la parte preponderante del giro d’affari sviluppata sui mercati internazionali: per il 43% nell’arco alpino, per un quarto in Nordamerica, per l’11% in Asia, con il settore funiviario in generale a valere il 60% dei ricavi.

