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Home Economia Italiana

Un distretto industriale su tre in Italia in balia degli shock energetici

di Redazione Il Giornale Economico
14/08/2026
in Economia Italiana, Primo Piano

Ascolta la versione audio dell’articoloLa Bce la settimana scorsa ha avvertito: lo shock energetico deve ancora arrivare. L’onda dei rincari legati alla corsa delle commodity innescata dalla guerra in Iran e dalla variabile Hormuz sarà inevitabile. Ma dove andrà a cadere maggiormente? Per rispondere a questa domanda, Civiqa (piattaforma di supporto alla pubblica amministrazione) ha realizzato con OpenEconomics lo studio Rischio energetico e struttura produttiva dei territori in cui viene calcolato un indice di esposizione energetica dei distretti italiani.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIA guidare la classifica dei territori più vulnerabili, i poli manifatturieri e logistici del Nord-Ovest: Genova, Lodi, Novara, poi Taranto, Piacenza, Livorno, Brindisi, Siracusa, Vigevano, Cagliari, per citare i primi dieci. A guardare l’Italia intera (si veda anche la mappa a fianco), emerge una grande fascia che parte dal Piemonte e fino alla Romagna a Nord, con una configurazione più a enclave a Sud. Le prime posizioni assolute vengono occupate dall’asse logistico-manifatturiero padano occidentale. Si può vedere anche l’asse adriatico centro-meridionale, dove siderurgia e petrolchimica si concentrano in bacini a filiera corta, fino poi arrivare ai porti e ai poli costieri tirrenici.Loading…La base di partenza per questa mappatura sono i 515 «sistemi locali del lavoro» con cui l’Istat delimita i mercati del lavoro italiani, comprendendo anche i sistemi turistici, quelli urbani e quelli non specializzati (senza una vocazione distrettuale). All’interno di questo vasto perimetro, 52 sono i sistemi nella fascia più esposta a shock energetico che emergono dallo studio. Di questi, 31 fanno parte dell’industria pesante, presente sul territorio italiano con 111 distretti: uno su tre, a voler arrotondare, è dunque altamente esposto ai rincari energetici. Sei su dieci fra i più vulnerabili hanno una specializzazione in siderurgia, chimica, ceramica, metalli o cantieristica.Nei 52 territori vivono 13,1 milioni di italiani, indica ancora lo studio di Civiqa e OpenEconomics: il 22,2% della popolazione italiana complessiva. A voler mettere in fila i valori dal punto di vista geografico: 22 dei 52 sistemi della fascia più esposta stanno al Nord, 9 al Centro, 21 al Sud e nelle isole. Cambia però il grado di concentrazione. Nel Sud nelle isole il 33,6% dei residenti vive in un sistema locale della fascia più esposta, contro il 18,1% al Nord e il 12,7% al Centro.Come si è arrivati a calcolare questo indice? Incrociando diverse variabili. Due economiche: quanta energia consumano direttamente i diversi sistemi e quanto dipendono da catene di fornitura che hanno rischi a monte; e una demografica: la popolazione. Lo studio tiene conto anche di una condizione di mitigazione dei primi due fattori: si tratta della penetrazione delle rinnovabili sul territorio. Tanto più sono presenti nel mix energetico locale e tanto più si abbassa l’esposizione cosiddetta economica (al netto cioè del peso della popolazione). Lo “scudo” – si legge nello studio – è significativo in Valle D’Aosta, provincia di Bolzano, Basilicata, Marche, provincia di Trento, Sicilia.

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