Urne aperte dalle 7 in Perù (le 14 in
Italia) per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Oltre
27 milioni di elettori sono chiamati a scegliere il nuovo capo
dello Stato e i due vicepresidenti per il mandato 2026-2031. A
contendersi la presidenza sono la conservatrice Keiko Fujimori,
leader di Fuerza Popular, e il candidato della sinistra Roberto
Sanchez, di Juntos por el Perú. I seggi resteranno aperti fino
alle 17 locali, quando inizierà immediatamente lo scrutinio.
Per garantire la sicurezza sono stati dispiegati oltre 45
mila militari. Secondo gli ultimi sondaggi, Fujimori partirebbe
con un lieve vantaggio, ma la corsa resta apertissima. Per la
figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori – il cui nome resta
associato ad accuse di autoritarismo, corruzione e violazioni
dei diritti umani – si tratta del quarto tentativo di
conquistare il Palazzo di governo dopo le sconfitte del 2011,
2016 e 2021.
Il voto si svolge sullo sfondo di una delle più profonde
crisi istituzionali della storia recente del Paese. Dal 2016 il
Perù ha avuto dieci presidenti in dieci anni. Al centro delle
tensioni c’è il ruolo del Congresso, accusato di aver alimentato
l’instabilità attraverso il frequente ricorso all’articolo 113
della Costituzione, che consente di dichiarare decaduto il
presidente per “incapacità morale”, una formula spesso
utilizzata come strumento di pressione politica. Nella nuova
legislatura Fuerza Popular e Renovacion Popular, il partito di
estrema destra arrivato terzo al primo turno per un margine
minimo su Sanchez, saranno le principali forze parlamentari,
consolidando il peso del blocco conservatore che domina il
Congresso da anni.
I due candidati propongono visioni opposte. Fujimori punta su
sicurezza, ordine pubblico e continuità istituzionale. Sanchez
si presenta invece come il candidato del cambiamento, forte
soprattutto nelle aree rurali e tra gli elettori vicini all’ex
presidente Pedro Castillo, oggi detenuto.
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