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‘Nuova Antologia’ nel castello di Dracula: i fascicoli erano della regina Maria di Romania?

di Redazione Il Giornale Economico
27/08/2026
in Cultura
‘Nuova Antologia’ nel castello di Dracula: i fascicoli erano della regina Maria di Romania?

Circa quaranta fascicoli di “Nuova Antologia”, una delle più antiche e prestigiose riviste culturali italiane, datati tra il 1932 e il 1938, sugli scaffali del Castello di Bran, in Transilvania: il luogo che il turismo internazionale ha consegnato alla leggenda di Dracula, ma che nel Novecento fu soprattutto una delle residenze più amate della regina Maria di Romania. La presenza dei fascicoli apre oggi una curiosità storico-culturale particolarmente suggestiva: fu la stessa regina Maria a volere quelle copie nella propria biblioteca? E perché? Non esiste, allo stato attuale delle ricerche, un documento che consenta di attribuire con certezza alla sovrana l’acquisto dei singoli fascicoli esposti. Ma la cronologia, le abitudini culturali della regina e i suoi rapporti documentati con l’editoria italiana rendono l’ipotesi tutt’altro che peregrina.

Anzi, pongono una domanda che meriterebbe di essere approfondita attraverso gli inventari storici della biblioteca reale, spiega un comunicato della Fondazione Spadolini Nuova Antologia di Firenze che ha diffuso la notizia, dopo aver svolto una ricerca. Bran entrò nella vita della sovrana il 1° dicembre 1920, quando la città di Brașov decise di donarle il castello in riconoscimento del ruolo svolto dalla regina durante la Prima guerra mondiale e nella costruzione della Grande Romania. Maria trasformò progressivamente l’antica fortezza in una residenza privata, affidandone il restauro all’architetto Karel Liman. Il castello divenne una delle sue dimore predilette. È in questo contesto che devono essere letti i fascicoli italiani oggi visibili a Bran. Le copie presenti appartengono in larga parte agli anni Trenta, con numeri databili almeno dal 1932 fino ai primi mesi del 1938, anno della morte della regina. La Fondazione Nuova Antologia conferma che la rivista pubblicò regolarmente le annate comprese fra il 1932 e il 1938, sotto la direzione, dal 1932, di Luigi Federzoni – allora presidente del Senato. La coincidenza temporale è significativa: non si tratta, almeno per i fascicoli riconoscibili, di pubblicazioni arrivate a Bran decenni dopo la scomparsa della sovrana, ma di numeri usciti proprio mentre Maria viveva e frequentava il castello.C’è poi un indizio ancora più interessante. Una testimonianza pubblicata nel 1937 dal quotidiano romeno Curentul ricorda che il 18 novembre 1935 Maria entrò personalmente nella libreria italiana di Bucarest, vi trascorse diverse ore interessandosi alle opere degli intellettuali italiani e acquistò un’intera raccolta di libri. Il dato non dimostra che tra quegli acquisti ci fosse Nuova Antologia. Ma documenta che Maria non era soltanto una sovrana genericamente interessata alla cultura italiana, frequentava i luoghi nei quali quella cultura veniva venduta e acquistava pubblicazioni italiane. Per questo la presenza a Bran di una serie di fascicoli della rivista può essere qualcosa di più di una coincidenza.La vicenda diviene particolarmente appetibile sul piano culturale nel 1937. Proprio in quegli anni l’Italia stava riscoprendo Maria non soltanto come personaggio politico e dinastico, ma come autrice. Mondadori pubblicò in italiano le memorie della sovrana nella traduzione di Mario Borsa: la diffusione italiana dell’opera si colloca tra il 1936 e il 1938, mentre Il mio diario di guerra uscì in volume nel 1937. Nello stesso anno Nuova Antologia ospitò ampie analisi e recensioni critiche legate alla pubblicazione delle memorie della regina. Ed è proprio qui che la curiosità diventa quasi una piccola storia nella storia. Se quei fascicoli appartenessero davvero alla biblioteca personale di Maria, si potrebbe immaginare la sovrana seduta a Bran mentre sfoglia una rivista italiana che, nello stesso periodo, discute il suo libro, la sua figura pubblica e la sua memoria della guerra.”Nuova Antologia è diffusa in tutto il mondo fin dalle sue origini – spiega Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, all’Adnkronos – Biblioteche e istituti culturali hanno collezioni complete che partono dal 1866. Ma non immaginavo che fosse conservata anche nel castello “del conte Dracula”. Sorprese e suggestioni non mancano. Sarebbe bello realizzare un censimento dei luoghi culturali di tutto il mondo in cui si trova la Nuova Antologia – nostro patrimonio culturale nazionale”. (di Paolo Martini)

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