(di Lucia Magi)
Cathy Ames arriva quasi morta
sulla soglia di una fattoria sperduta del Connecticut e da quel
momento niente sarà più come prima: i fratelli Adam e Charles
Trask sono condannati. Bella, intelligente, manipolatrice,
capace di una violenza feroce: John Steinbeck ne fece uno dei
personaggi più oscuri del suo romanzo capitale, ‘La valle
dell’Eden’. Zoe Kazan, nipote di quell’Elia che portò la storia
al cinema nel 1955, la mette ora al centro della serie che ha
scritto e diretto per Netflix – sette episodi dal primo ottobre
– con Florence Pugh nei panni dell’indimenticabile anti-eroina.
“Questo libro per me è un mistero. L’ho letto tantissime volte
e ogni volta che ci torno noto qualcosa di nuovo”, afferma in
conferenza stampa la showrunner 43enne. Racconta Kazan che
scoprì l’opera a 15 anni e ne rimase talmente ossessionata che i
genitori furono costretti a portarla “in pellegrinaggio” a
Salinas, in California, il posto in cui approda la famiglia
Trask. “Dovevo andare alla Mecca. Sono cresciuta in California;
tutto di quella storia mi affascinava. Quando un romanzo è così
pieno di tesori continua a chiamarti”. Finché Kazan trovò il
coraggio di scrivere ai suoi agenti: “Se mai si liberano i
diritti de ‘La valle dell’Eden’, proponetemi come
sceneggiatrice. Ho un’idea di quello che voglio farne”.
La storia comincia quando Cathy, pestata quasi a morte,
arriva alla fattoria dove i Adam e Charles si sono appena
ritrovati. Adam se ne innamora, Charles ne diffida. Cathy sposa
il primo e parte con lui per la terra promessa del tempo, la
California. Riluttante e inquieta, la donna scappa abbandonando
marito e due neonati. Le sue scelte, la sua freddezza e
dannazione, impregneranno come un maleficio la vita della
famiglia, anche nella generazione successiva. Sullo sfondo, c’è
un Paese che sta cercando se stesso, tra guerra, soprusi, e la
corsa verso Ovest.
Attrice in ‘Olive Kitteridge’ (che le valse una candidatura
agli Emmy) o in ‘Anche io – She Said’, Kazan ha raccolto questa
epopea statunitense e si mette dietro la macchina da presa,
calcando le orme del nonno, che per il suo adattamento si
concentrò sull’ultima parte del romanzo e scelse James Dean per
il ruolo di Cal, uno dei due gemelli nati da Adam e Cathy, e Jo
Van Fleet, che vinse l’Oscar, per la sua interpretazione della
donna. Ora è la 30enne Pugh, candidata all’Oscar per ‘Piccole
donne’ e presto di nuovo principessa Irulan in ‘Dune: 3’.
Christopher Abbott è Adam, Mike Faist (‘Challengers’) il
fratello Charles; nel cast anche Ciarán Hinds, Tracy Letts e
Martha Plimpton.
“Quello di mio nonno è un film importante e emblematico –
dice Zoe, che però confessa di aver evitato di riguardarlo
mentre scriveva la sua serie – Affronta una parte della storia
con curiosità e con una voce propria. Ma ogni volta che leggevo
di una nuova trasposizione pensavo: non è così che bisognerebbe
farlo”. Per lei Steinbeck chiedeva la televisione. “L’opera
aveva bisogno di un arco più ampio, perché si muove nel tempo,
racconta diverse generazioni, è già una serie in sé, dove ogni
capitolo è molto diverso dal precedente e l’insieme diventa
qualcosa di molto più grande della somma delle parti”, dice
Kazan, che ha cominciato a lavorare allo show nel 2020.
“Purtroppo oggi mi sembra ancora più urgente di sei anni fa –
riflette – Questa storia seza tempo va contro un impulso che
vedo prevalere nella cultura attuale: quello di decidere a
priori chi è una persona, di inchiodarla per sempre e punirla
per le sue azioni invece che permetterle di cambiare. Dire ‘ho
sbagliato’ è una cosa molto potente”. Ecco perché questo romanzo
parla a ogni epoca: “L’idea che siamo capaci di cambiare, che
possiamo custodire dentro di noi il nostro passato senza viverlo
né come una pietra troppo pesante da sostenere né come qualcosa
di insignificante, per me è piena di speranza. È quello che
spero per i miei figli e per me stessa”.
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