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Home Economia Italiana

La Ue vara il codice per contrastare foto e video manipolati dall’AI

di Redazione Il Giornale Economico
15/07/2026
in Economia Italiana, Primo Piano

Ascolta la versione audio dell’articoloFalsi dottori che offrono consigli sbagliati. Ministri delle finanze che suggeriscono investimenti. Volti e voci di celebrità che chiedono aiuto per qualcuno. I video fake sono sempre più numerosi, dall’India all’America, dalla Russia all’Europa, anche perché si fabbricano facilmente con l’intelligenza artificiale generativa. L’epidemia di foto di persone pubbliche ritratte in abiti indecorosi provocata dalla mancanza di pudore dei sistemi di controllo del modello di Elon Musk, Grok, ha riempito i social media all’inizio del 2026.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIPer l’Europa è tempo di prendere le contromisure. A partire dal 2 agosto, iniziano a entrare in vigore le norme previste dall’AI Act, articolo 50, che obbligano le aziende che producono i sistemi di intelligenza artificiale e coloro che li usano per creare e pubblicare testi, foto, video, audio, a prendersi le proprie responsabilità. E ora, grazie al lavoro di un team di esperti indipendenti, la Commissione spiega anche come ridurre i rischi conseguenti.Loading…In pratica, il principio generale è che i produttori di intelligenze artificiali generative e coloro che le utilizzano per produrre contenuti da pubblicare devono essere trasparenti e fare in modo che gli utenti sappiano che interagiscono con il risultato sintetico di intelligenze artificiali. Per i produttori dei sistemi c’è l’obbligo di marcare i contenuti generati con una sorta di filigrana digitale o altre soluzioni che siano leggibili da speciali software e consentano di riconoscere l’origine artificiale, per esempio, delle immagini o dei video. Per chi aveva sistemi disponibili sul mercato da prima del 2 agosto, l’obbligo slitta, probabilmente, al 2 dicembre. Chi produce e pubblica contenuti fatti con l’intelligenza artificiale, a sua volta, dal 2 agosto, deve avvertire il pubblico, salvo eccezioni previste dalla legge, utilizzando speciali etichette.Ma non è sempre facile, tecnicamente, obbedire a questi obblighi. Chi produce contenuti, deve avvertire il pubblico se usa l’intelligenza artificiale ma senza mettere a rischio il godimento della fruizione dell’opera. E chi fa i sistemi deve marcare i prodotti della sua intelligenza artificiale, ma in modo che sia semplice da usare e da riconoscere, possibilmente, con strumenti standard e interoperabili. Per facilitare il compito dei soggetti coinvolti, la Commissione ha incaricato, appunto, un gruppo di esperti che hanno prodotto un codice di pratiche, cioè una sorta di manuale che consente a chi lo segue di dimostrare di avere fatto tutto il possibile per evitare interpretazioni equivoche dei contenuti generati con intelligenza artificiale.Oggi il codice viene presentato in anteprima. Dino Pedreschi, docente all’università di Pisa, è stato tra i leader del gruppo di esperti. «Il codice di pratica è parte di un articolato tentativo di spingere verso un ecosistema dell’informazione meno inquinato. Se le cose funzioneranno, una buona parte del materiale sintetico lo sarà trasparentemente. E a tendere sarà anche più facile provare la provenienza umana dei contenuti». Si tratta di fare evolvere l’utilizzo dei metadati che qualificano le informazioni che circolano in rete. «Il nostro codice di pratica si accetta e applica volontariamente» spiega Pedreschi «ma chi lo adotta è certo di conoscere quello che deve fare per mettersi a norma con questa parte dell’AI Act». Di conseguenza, tra l’altro, sarà facilitato in caso si debba difendere in tribunale per questioni relative a questo genere di materie. Le cause saranno giudicate nei tribunali ai quali gli eventuali danneggiati si saranno rivolti. In alcuni casi è competente anche il Garante per la protezione dei dati personali. Il codice di pratica sarà un aiuto per i produttori e gli editori che lo adottino volontariamente e che si trovino a doversi difendere. OpenAI ha già firmato. Meta, per adesso, si è rifiutata.

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