Sempre controcorrente, l’artista detestava l’opulenza dello stile Vittoriano dell’epoca e il suo studio e abitazione, così come i suoi quadri, erano invece essenziali e minimalisti, ispirati dall’arte dell’Estremo Oriente. La sua collezione privata comprendeva centinaia di porcellane cinesi e paraventi, ventagli, arazzi e tessuti giapponesi.Dalla ricchezza alla rovina finanziariaRaggiunta la celebrità con i suoi ritratti, i suoi paesaggi e le sue incisioni, l’irrequieto artista è passato dalla ricchezza alla rovina finanziaria dopo avere litigato con tutti, critici e mecenati. Una sala della mostra ricrea la spettacolare “Stanza dei pavoni”, creata da Whistler per Frederick Leyland, all’epoca il maggiore patrono delle arti in Inghilterra, per ospitare i suoi quadri e la sua collezione di porcellane cinesi. Quando Leyland, insoddisfatto, si era rifiutato di pagare l’artista, Whistler aveva avuto l’ultima parola, dipingendo nella sala un grande affresco di un feroce combattimento tra due pavoni – uno ricco e uno povero.Negli ultimi vent’anni della sua vita ha condotto un’esistenza nomadica, girovagando e sempre disegnando e dipingendo in modo sempre più sperimentale. La pittura, scrisse, deve essere leggera e trasparente, “come il respiro che appanna un vetro”.Whistler era convinto che non ci fosse nulla di intrinsicamente bello nella natura e che spettasse all’artista interpretarla e inventarla creando armonie di linee e di colore con il suo pennello. In una lezione che aveva tenuto in un teatro a Piccadilly e poi pubblicato – anche questa ricreata da un attore per la mostra – Whistler paragona il ruolo cruciale dell’artista a quello di un pianista – i tasti di un pianoforte sono del tutto inutili senza le dita di chi lo sa suonare. Lui stesso era un bravo musicista e usava termini musicali come composizioni, arrangiamenti e sinfonie per i titoli dei suoi quadri. “La musica è la poesia del suono – scrisse – la pittura è la poesia della vista.”James McNeill Whistler, fino al 27 settembre 2026, Tate Britain, Londra
