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Il Vittoriale degli Italiani acquisisce il carteggio Giovanni Rizzo

di Redazione Il Giornale Economico
22/06/2026
in Cultura
Il Vittoriale degli Italiani acquisisce il carteggio Giovanni Rizzo

La Fondazione Il Vittoriale degli Italiani ha annunciato l’acquisizione del carteggio tra Gabriele d’Annunzio e Giovanni Rizzo, questore e poi prefetto incaricato dal governo di Benito Mussolini di monitorare il poeta-soldato, una presenza che il Vate arrivò a definire con amara ironia il suo “occhiuto carceriere”. E stato lo storico, scrittore e giornalista Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione del Vittoriale, a illustrare nella serata di domenica 21 giugno nella dimora che fu di d’Annunzio, affacciata sul lago di Garda, nell’ambito della manifestazione “Omaggio a d’Annunzio nell’azzurro”, “questa importante operazione” che si è perfezionata nel mese di giugno con la casa d’aste Finarte grazie alla collaborazione di Fabio Massimo Bertolo, responsabile del Dipartimento Libri, Autografi e Stampe.

Il fondo documentario comprende 83 documenti manoscritti – lettere, minute e buste autografe – per un totale di oltre cento carte, in parte inedite, inviate da d’Annunzio al funzionario di polizia Giovanni Rizzo. Rimasto finora in mani private, il carteggio rappresenta un tassello fondamentale per ricostruire non solo la storia del Vittoriale, ma anche la complessa rete di rapporti che legò d’Annunzio al regime fascista e alla sua stessa famiglia. Arrivato al Vittoriale il 24 settembre 1923 su ordine del generale Emilio De Bono, Rizzo aveva il compito ufficiale di indagare su un furto di gioielli, ma la sua vera missione era di riferire tutte le mosse dello scrittore a Mussolini. Nel corso degli anni, il rapporto tra i due andò ben oltre il mandato di sorveglianza: Rizzo divenne interlocutore privilegiato, segretario, confidente e, in qualche misura, amico del Vate.Le lettere oggi acquisite restituiscono un quadro assai più complesso di quello delineato da Rizzo nella sua autobiografia del 1941, “Diario di lotte e di poesia”. D’Annunzio stesso definisce il loro legame “molto più delicato dell’amore”: un’amicizia singolare, profonda e talvolta conflittuale, nella quale il controllore si trasforma nella persona a cui il Poeta affida le proprie inquietudini più intime. Particolarmente significative sono le pagine dedicate ai momenti di frattura con il fascismo. D’Annunzio esprime giudizi severi nei confronti di Mussolini, soprattutto quando si sente tradito, come nel caso della mancata nomina di personalità a lui vicine – Ildebrando Pizzetti, Giuseppe Brunati e Gian Francesco Malipiero – all’Accademia d’Italia: “Il Primo Ministro non soltanto ha mancato contro l’amicizia ma contro l’onore”. E ancora, si ritrova nelle lettere un d’Annunzio privato: il dolore per il rapporto con il figlio Gabriellino, le ossessioni, le superstizioni, la costruzione del Vittoriale. Questo carteggio restituisce un d’Annunzio privo della retorica dei discorsi ufficiali. L’acquisizione del fondo, oltre a rappresentare un’importante operazione di tutela del patrimonio storico e documentario nazionale, offre al pubblico e agli studiosi la possibilità di accedere a una testimonianza preziosa della dimensione più umana e autentica del Vate. L’intero carteggio, ha spiegato Guerri, sarà presto digitalizzato e reso disponibile all’interno degli Archivi del Vittoriale.Nato a Messina il 17 dicembre 1885, Giovanni Rizzo entrò in Polizia nel 1908, distinguendosi per missioni delicate a Berlino, Parigi e Bruxelles. Fascista della prima ora, fu scelto personalmente da Mussolini per sorvegliare Gabriele d’Annunzio al Vittoriale, dove giunse il 24 settembre 1923. Nonostante il ruolo di controllore e informatore segreto (riferiva costantemente a Roma tramite telegrammi cifrati), divenne una figura indispensabile per il poeta, fungendo da filtro con l’esterno e gestore delle sue crisi finanziarie e personali. La sua carriera avanzò parallelamente alla permanenza a Gardone: promosso vice-questore, poi questore nel 1930 e infine Prefetto nel 1934. Rimase al fianco di d’Annunzio fino alla morte di quest’ultimo nel 1938. Morì a Roma nel 1962, lasciando con i suoi scritti una delle testimonianze più ambigue e affascinanti sul crepuscolo del Vate.

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