Nel primo semestre 2026 i consumi di
petrolio sono calati quasi del 4% sia in Italia che nel resto
dell’Unione europea, ma dall’inizio della crisi di Hormuz nel
nostro Paese la flessione nel settore dei trasporti è stata di
-1,5% rispetto a -5,5 della media Ue (inferiore di 4 punti
percentuali). È quanto emerge dall’analisi Enea del Sistema
energetico italiano.
Lo studio evidenzia anche la maggiore crescita degli ultimi
dieci anni della domanda di elettricità (+2,5% ), che ha reso
necessario un maggiore ricorso al gas nella generazione
elettrica (+4,4%), mentre la crescita complessiva delle
rinnovabili si è fermata a poco più dell’1%, combinazione del
drastico calo dell’idroelettrico e della crescita di eolico
(+16%) e fotovoltaico (+19%), si legge nel periodico
Eneainform@.
I consumi energetici complessivi si sono contratti meno
nell’intera Ue a 27 che in Italia (-1,5% contro -2%), mentre al
contrario le emissioni di CO2 sono scese meno nel nostro Paese
che in Europa (-2% contro -3%).
Sul fronte prezzi l’analisi evidenzia “rincari significativi
per i mercati energetici di tutta Europa, con una spinta forte
nel trimestre marzo-giugno che ha coinvolto in primis i listini
del greggio (+27% primo semestre e +50% dopo Hormuz tra
marzo-giugno), con conseguente effetto sui prodotti petroliferi
(il prezzo medio al consumo del gasolio tra marzo e maggio è
aumentato del 23% in Italia e del 28% nell’Ue). Aumenti marcati
dei prezzi anche per gas (+3% intero semestre, +27% tra marzo e
giugno) ed elettricità (in discesa nel primo trimestre sulle
Borse europee, ma in aumento dopo Hormuz di oltre il 20% in
tutti i paesi Ue).
Prosegue il trend negativo della transizione energetica
italiana: a metà 2026 l’indice Enea Ispred risulta in calo del
25%, in primo luogo per il nuovo allontanamento del target di
decarbonizzazione 2030, in secondo per il forte aumento dei
prezzi dei prodotti petroliferi e la persistente debolezza
dell’industria energivora.
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