“Il testo di Quintiliano mi sembra
abbastanza lineare, scorrevole. La tesi che affronta è molto
retorica, ma si rifà a grandi modelli: anche Platone individuava
la musica e la matematica come discipline formative, e infatti
nel brano ecco spuntare Platone e Pitagora. Penso si tratti di
una versione del tutto abbordabile”. Luciano Canfora, storico e
saggista, professore emerito di Filologia greca e latina
all’Università di Bari, analizza così con l’ANSA il secondo
scritto proposto nei licei classici per la maturità, tratto
dall’Institutio Oratoria di Quintiliano e dedicato al valore
educativo e terapeutico della musica.
Era dal 2013 che non veniva proposto un brano del celebre
retore agli studenti. “Intanto il fatto che un autore non
‘uscisse’ da tredici anni non vuol dire che sia difficile”,
sorride Canfora. “Piuttosto potremmo chiederci, dal punto di
vista di un ragazzo di oggi, di quale tipo di musica parlasse
Quintiliano. Non conosciamo moltissimo della musica degli
antichi, sappiamo però che aveva un ruolo importante”.
Più in generale, riflette lo studioso, “ho sempre detto e
ripetuto che, quando fu creato l’esame di Stato con la riforma
Gentile, la direttiva ministeriale prevedeva di proporre, per la
traduzione greca e latina, brani di tipo narrativo, e quindi uno
storico, un oratore, perché è più facile seguirne il senso,
mentre un brano concettuale o filosofico richiede un altro tipo
di attenzione. In ogni caso, nessuno può parlare male di
Quintiliano”.
Augurando “buon lavoro” a tutti gli studenti, Canfora chiude
con una riflessione: “A scuola non sempre il tempo dedicato allo
studio della traduzione è tantissimo: è il minore tempo
scolastico dedicato alla traduzione che può eventualmente creare
un problema, ma il brano in quanto tale mi sembra del tutto
abbordabile”.
L’Institutio Oratoria, corso di educazione del futuro oratore
in dodici libri, è l’opera più importante di Quintiliano,
databile tra il 90 e il 96 dopo Cristo, e l’unica ad esserci
pervenuta per intero. Dedicata a Marco Vitorio Marcello,
funzionario della corte di Domiziano, per l’educazione del
figlio Geta, rappresenta il più classico trattato di retorica
dell’antichità, l’archetipo di ogni discorso sull’efficacia
comunicativa utilizzato, spesso senza saperlo, dagli scrittori
di ogni epoca, dai politici, dagli avvocati e perfino dai
moderni pubblicitari.
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