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Banco Bpm, C.Agricole a un passo dall’Opa (ma ferma là), nessun incontro tra francesi e Giorgetti

di Redazione Il Giornale Economico
26/06/2026
in Finanza
Banco Bpm, C.Agricole a un passo dall’Opa (ma ferma là), nessun incontro tra francesi e Giorgetti

A un passo dall’Opa, ma fermi là. Come confermano ad AdnKronos fonti finanziarie,
Credit Agricole intenderebbe rimanere al 29,9% di Banco Bpm, ma non avrebbe al momento intenzione di lanciare un’offerta pubblica d’acquisto sull’ex popolare di Milano
. Smentite poi le recenti indiscrezioni di stampa, secondo cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, avrebbe dovuto incontrare i vertici di Credit Agricole il prossimo 3 luglio a Roma. Come anticipato, la notizia dell’incontro tra i vertici della banca e il ministro nella sede del ministero dell’Economia non ha alcun fondamento.

Il Mef ha precisato che “nessun appuntamento” è stato fissato “tra i vertici di Credit Agricole e il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, contrariamente a quanto ipotizzano alcuni organi di stampa”. “Se ci fosse stata una richiesta in tal senso, si precisa, compatibilmente con gli impegni di agenda, sarebbe stato fissato un incontro come accade con tutti i vertici degli istituti bancari che richiedono un appuntamento con il ministro”.

Sul comportamento della banca francese Alessandro Cominelli, executive director di Cfe Finance, non ha dubbi. “La scelta di salire al 29,9 per cento ma non al 30% indica chiaramente la volontà di non lanciare una opa”, dice l’analista all’AdnKronos. “Si tratta di passare dal 22 al 29 con strumenti derivati e quindi non con l’acquisto diretto delle azioni Bpm; pertanto non si puo’ conoscere a priori l’ammontare dell’eventuale esborso”, sottolinea Cominelli. “La motivazione – prosegue Cominelli – sembra essere soprattutto strategica e difensiva, non quella di preparare un’Opa”. Le ragioni principali, spiega ancora Cominelli, sono: “Bloccare eventuali scalate da parte di altri gruppi, in particolare Unicredit”, dice. “Con una quota vicina al 30%, Crédit Agricole diventerebbe un azionista molto più influente e qualsiasi operazione su Banco Bpm dovrebbe quasi inevitabilmente passare dal suo consenso”, afferma ancora. Secondo Cominelli la seconda ragione è “proteggere le partnership industriali già esistenti con Banco Bpm, soprattutto nei settori del credito al consumo e delle assicurazioni, che hanno un valore economico importante per Crédit Agricole”. (di Andrea Persili)

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