La prima mostra monografica dedicata
a Giorgio Gandini del Grano (Parma, 1498-1538), una delle figure
più affascinanti e misteriose del Rinascimento emiliano, sarà
allestita al Complesso monumentale della Pilotta di Parma dal 17
ottobre al 17 gennaio. L’esposizione, L’enigma di un maestro
sulle orme di Correggio, curata da Stefano L’Occaso, direttore
del Palazzo Ducale di Mantova, e Denis Ton, direttore della
Pilotta, riunirà per la prima volta l’intero corpus delle opere
pittoriche conosciute, affiancate da una selezione della sua
produzione grafica.
Protagonista nel XVI secolo della cosiddetta Scuola di Parma,
quel gruppo di pittori considerati seguaci di Correggio, la
figura di Gandini del Grano è rimasta a lungo nell’ombra a causa
delle scarse testimonianze legate alla sua vita, così come
dell’esiguo numero di suoi lavori giunti fino a noi.
Il progetto di mostra, che comprende la presentazione di
importanti novità documentarie e un primo catalogo monografico
sull’autore, riunisce eccezionalmente tutti i nove dipinti di
Gandini del Grano ritenuti autografi dalla critica. Oltre alla
Pala di San Michele, conservata in Pilotta, in mostra anche la
sola altra pala d’altare realizzata dall’autore, oggi a Palazzo
Pitti di Firenze, mentre il resto della produzione consiste in
sette opere di piccolo formato, disperse tra istituzioni
pubbliche e collezioni private: tre sono custodite nella
Galleria Nazionale di Parma, una alla Pinacoteca dell’Accademia
di Belle Arti di Torino, altre due si trovano in collezioni
private inglesi e una al Sinebrychoff Art Museum di Helsinki.
Per l’occasione, i dipinti conservati alla Galleria Nazionale di
Parma saranno riuniti in un’unica sala insieme ai diversi
prestiti, così da mettere in evidenza affinità, variazioni e
sviluppi all’interno di un corpus tanto ristretto quanto
significativo.
All’artista è riconosciuta l’ambizione, rispetto a molti suoi
contemporanei, di elaborare soluzioni eccentriche e ardite.
Gandini del Grano può essere infatti considerato un autentico
petit maître del Rinascimento emiliano, un protagonista minore
solo in apparenza, ma capace di restituire, attraverso le sue
opere, un’immagine vivida e sofisticata della cultura figurativa
parmigiana del primo Cinquecento.
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