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Mps, Calcaterra (Bocconi): “Voto in assemblea chiaro, fondi internazionali guardano a Intesa Sp”

di Redazione Il Giornale Economico
11/09/2026
in Finanza
Mps, Calcaterra (Bocconi): “Voto in assemblea chiaro, fondi internazionali guardano a Intesa Sp”

A fine ottobre, alla prossima assemblea Mps, “si dovrebbero delineare gli scenari che, ad oggi, vedono le due Ops lanciate dal Monte su Banco Bpm e Banca Generali “un poco meno probabili quanto a possibilità di successo rispetto a qualche giorno fa”. Così Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso Sda Bocconi, commenta all’AdnKronos la maggioranza bulgara con cui l’assemblea di Intesa Sp ha dato il via libera all’aumento di capitale a servizio dell’offerta su Intesa Sp.

“Altro elemento riguarda il ruolo dei fondi globali – da BlackRock a Vanguard, da Norges a State Street – oggi presenti nel capitale di Mps. Questi investitori istituzionali mostrano una preferenza strutturale per gruppi più grandi, più liquidi e con governance stabile”, sottolinea il professore all’AdnKronos. “In quest’ottica, una soluzione che riduca il rischio idiosincratico del Monte e lo integri in un gruppo con rating più elevato è perfettamente coerente con le loro aspettative. È un fattore che contribuisce a rendere più naturale l’operazione Intesa–Mps rispetto a scenari alternativi, come la creazione di un terzo polo sistemico”, afferma.
“La maggioranza conquistata – spiega Calcaterra – è ampissima e del resto la cosa non deve sorprendere: per Intesa l’operazione è importantissima sia in ottica di capitalizzazione sia in ottica di presidio della market share nazionale ed internazionale (europea)”.

Verso Unicredit e Intesa Sp come banche sistemiche

“Alla luce delle delibere assembleari di Intesa Sanpaolo e del crescente ruolo dei grandi fondi internazionali nel capitale di Mps, è legittimo chiedersi se la determinazione di Intesa nel portare avanti l’integrazione del Monte risponda anche a una logica sistemica più ampia. La risposta è sì”, spiega ancora il professore dello Sda Bocconi.
“Stimo – prosegue il professore all’AdnKronos – che il mercato italiano, per dimensioni e struttura, tenda naturalmente verso un modello in cui due poli principali – Intesa Sanpaolo e Unicredit – svolgono la funzione di banche sistemiche, mentre gli altri gruppi devono progressivamente trovare posizionamenti coerenti e complementari, più che concorrenti”, sottolinea.
“L’Italia è un mercato bancario grande ma non paragonabile, per scala, a Francia o Germania. In questo contesto, la presenza di più di due gruppi sistemici sarebbe difficilmente sostenibile: comporterebbe duplicazioni di costi, inefficienze infrastrutturali e una minore capacità di competere con i grandi player europei. L’integrazione di MPS in Intesa, che porterebbe il gruppo a dimensioni da vero campione continentale, si inserisce esattamente in questa traiettoria”, dice ancora. “Le delibere assembleari di Intesa confermano questa visione strategica: l’aumento di capitale funzionale all’Opas su Mps, la definizione delle sinergie attese e la predisposizione delle misure antitrust, inclusa la cessione di filiali a Unipol/Bper , mostrano una volontà chiara di consolidare il ruolo di polo domestico dominante, mentre UniCredit mantiene la sua vocazione paneuropea”, sottolinea.

Le altre complementari

“In questo quadro, gli altri attori del risiko bancario italiano, Banco Bpm, Bper–Unipol, Mediobanca, Banca Generali, difficilmente possono aspirare a un ruolo sistemico. Le loro traiettorie naturali sono diverse: specializzazione territoriale, rafforzamento nel wealth management, integrazione con gruppi assicurativi o partnership industriali”, afferma ancora il professore all’AdnKronos. “Non si tratta di una marginalizzazione, ma di una ricomposizione del mercato verso ruoli più definiti e complementari rispetto ai due poli principali”, dice il professore. In sintesi, “la determinazione di Intesa nel portare a termine l’integrazione di Mps non è solo un’operazione finanziaria: riflette una visione sistemica del mercato italiano, in cui due grandi gruppi garantiscono stabilità e competitività internazionale, mentre gli altri operatori si collocano in segmenti coerenti con questa architettura. È una dinamica che risponde alle preferenze dei regolatori, alle aspettative degli investitori globali e alle esigenze strutturali del sistema bancario italiano”

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