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Home Politica

Autonomia differenziata: una sfida per la sanità meridionale

di admin
20/09/2024
in Politica
Autonomia differenziata: una sfida per la sanità meridionale

La sanità nel Sud Italia versa in uno stato di grave difficoltà. Chi pensa che l’autonomia differenziata aggraverà ulteriormente la situazione del sistema sanitario nel Mezzogiorno, spesso ignora che i problemi di disuguaglianza e frammentazione tra i sistemi regionali sono già presenti da tempo. Attualmente, il Servizio Sanitario Nazionale è strutturato in 21 sistemi regionali, e questa frammentazione ha già generato disuguaglianze rilevanti nella qualità dell’assistenza, soprattutto nelle regioni del Sud.

Le criticità della sanità meridionale: inefficienze e lacune

La Fondazione Gimbe, sebbene contraria al decentramento, sottolinea come i principi di universalità, uguaglianza ed equità del SSN, in vigore da 45 anni, siano ormai lontani ricordi. Secondo Gimbe, “ci ritroviamo con 21 sistemi sanitari regionali profondamente diseguali, con i residenti nella maggior parte delle Regioni meridionali a cui non sono garantiti nemmeno i Livelli essenziali di assistenza (LEA)”. La critica all’autonomia differenziata appare quindi anacronistica, poiché non tiene conto delle potenziali occasioni che questa riforma potrebbe rappresentare per una migliore gestione a livello locale.

Mobilità sanitaria passiva: un dramma per il Sud

Il panorama sanitario del Sud è già molto compromesso. Le regioni meridionali affrontano una significativa mobilità sanitaria passiva, con pazienti costretti a spostarsi al Nord per ottenere cure appropriate. I deficit superano il miliardo di euro, con Campania, Calabria, Sicilia e Puglia che registrano i maggiori squilibri. Anche dal punto di vista dell’informatizzazione dei fascicoli sanitari, il Mezzogiorno è estremamente arretrato, con meno del 5% del lavoro completato. Il PNRR rileva che per raggiungere gli obiettivi di assistenza domiciliare, la Sicilia dovrebbe migliorare del 131%, la Campania del 294%, la Puglia del 329% e la Calabria addirittura del 416%.

Autonomia differenziata: una svolta per la sanità del Sud?

Antonio Graziano

In questo contesto, è difficile sostenere che l’autonomia differenziata possa ulteriormente peggiorare la situazione. «L’autonomia differenziata è un’opportunità per le regioni di aumentare l’attrattività non solo in ambito nazionale, ma Ue. Dobbiamo mettere di fronte chi amministra a responsabilità di tipo finanziario, assumendosi anche le responsabilità economiche di scelte che gli amministratori fanno verso persone e fornitori di loro fiducia» afferma Antonio Graziano, fondatore e presidente del gruppo Rigenera-Hbw, è uno scienziato napoletano che si occupa di biotech.

«Qui non si tratta di una sfida tra la Calabria e il Piemonte, ma di una competizione tra la Calabria e le regioni tedesche o francesi. O ci attrezziamo bene o soccombiamo». «Qualcuno si lamenta che mancheranno i soldi per gli ospedali? A parte che già mancano, ma è chiaro che mancheranno se non sarai in grado di amministrare bene e di portare risorse nel tuo territorio». Sui contratti dei medici spiega: «La maggiore libertà di gestione consente di reclutare professionisti di valore e frenare la fuga di cervelli. Se offri stipendi adeguati, i medici non scapperanno nel privato o all’estero».

In sintesi, la sanità nel Sud Italia è già in grave crisi. Affermare che l’autonomia differenziata peggiorerà la situazione è riduttivo, senza considerare le responsabilità locali e le opportunità che questa riforma può offrire per affrontare e risolvere problemi di lunga data.

Tags: Antonio Grazianonews
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